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Ilaria Fabbrica

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Distorsione di caviglia: differenze nella riabilitazione tra paziente sportivo e non

La distorsione di caviglia è uno dei traumi più comuni nello sport, soprattutto in quelli in cui il salto è uno delle azioni più frequenti (basket e pallavolo su tutti), ma è anche estremamente comune nella popolazione non sportiva.

Questo trauma porta all’elongazione o alla lesione dei legamenti di caviglia, i più colpiti sono l’astragalo-peroneale e il calcaneo-peroneale; possono essere coinvolti anche i tendini dell’articolazione della caviglia.

La diagnosi si effettua tramite ecografia eseguita da un medico specialista, preferibilmente tra i 2 e i 5 giorni dopo l’infortunio. In base all’entità della lesione e alla clinica (sintomi associati alla lesione) con cui si presenta il paziente, si effettuano percorsi riabilitativi diversi.


SPORTIVO: la causa dell’infortunio è prevalentemente dovuta a fattori esterni che portano la caviglia in distorsione (es: atterraggio sul piede avversario, entrata in scivolata di un avversario ecc.), ma non sono escluse cause interne come, ad esempio, in un cambio di direzione in cui, anche senza spinte esterne, la caviglia va in inversione (movimento distorsivo principale).

In seguito a distorsione di caviglia può essere necessario in alcuni casi andare in pronto soccorso ad effettuare una lastra, per escludere fratture o distacchi ossei.

Se vengono escluse problematiche di natura ossea, si inizia subito fisioterapia, procedendo nella prima fase con la gestione del dolore, del gonfiore e della mobilità passiva e attiva in scarico.

In seguito si passa a esercizi attivi a carico maggiormente crescente e che coinvolgono tutto il corpo, non solo la parte lesa.

Nell’ultima fase si ritorna a saltare, correre e ad effettuare cambi di direzione, che sono le azioni più impegnative per questo distretto.

Il passaggio da una fase riabilitativa a un’altra é definito tramite test di performance e parametri validati.

Nel paziente sportivo le tempistiche sono spesso velocizzate, a parità di gravità della lesione, perchè la condizione fisica di partenza e la qualità dei tessuti è migliore rispetto ad un non sportivo.

Le tempistiche dipendono dall’entità del trauma e dal tipo di sport praticato.

Approfondisci l’importanza dell’esercizio terapeutico con questo articolo:


CAVIGLIERA, SI’ O NO?

Il tutore di caviglia lo consiglio solo in caso di lesioni gravi in cui permane un’instabilità meccanica importante poiché questa è un determinante fattore di rischio per recidive e/o altre problematiche non di caviglia.

Lo consiglio anche in caso di un infortunio recidivante e non controllabile con adeguata prevenzione.

La scelta è dipendente anche dal tipo di sport, dal ruolo e dal movimento che ha provocato il trauma.

Approfondisci l’argomento con l’articolo sulle migliori cavigliere!


NON SPORTIVO: le cause possono essere le più svariate (es: inciamparsi sul marciapiede, alle scale, fino ai tappeti), per questo motivo coinvolge una popolazione molto ampia ed eterogenea e più l’età avanza più può provocare danni, non solo ai legamenti.

In questo caso é vivamente consigliata una lastra per escludere fratture o distacchi ossei, che possono dipendere dalla carente qualità del tessuto e dalla poca protezione offerta dai muscoli.

Anche in questo caso, esclusi altri tipi di problematiche, la fisioterapia inizia subito per la gestione del dolore, gonfiore e mobilità dell’articolazione.

Il percorso riabilitativo è lo stesso dello sportivo, ma é puntando sul rivolto al recupero delle attività fisiche quotidiane, in base all’abitudine all’esercizio fisico della persona.

Il percorso, in proporzione all’entità del danno, può essere più lungo nelle fasce d’età maggiori rispetto alla media della popolazione sportiva, perché associato a qualità inferiore dei tessuti e dell’attività motoria.

Le tempistiche dipendono dall’entità della lesione e dalla capacità di recupero motorio della persona.


BFR: COSA E’? QUANDO POSSO USARLO?

Il Blood Flow Restriction è un metodo di allenamento in cui si restringe parzialmente il flusso arterioso e completamente il flusso venoso di un arto.

Questa forma di allenamento di resistenza stimola la riparazione e la crescita muscolare a pesi molto inferiori di quelli normalmente necessari per sviluppare forza o massa muscolare.

Perchè utilizzarlo? Immaginiamo un paziente che deve operarsi a breve a un’articolazione (spalla/ginocchio/gomito/anca..) e si presenta con una muscolatura debole e con poca massa; non posso caricarlo da subito con i pesi richiesti in un allenamento tradizionale, perchè l’articolazione potrebbe non reggere un tipo di movimento con sovraccarichi.

Ed è qui che entra in gioco il BFR: con un carico estremamente minore (1/5 di quello che normalmente servirebbe)riesco ad ottenere lo stesso effetto di un allenamento che utilizzerebbe 5 volte il peso scelto, soprattutto senza stressare l’articolazione.

Lo si utilizza tantissimo anche nel post-operatorio, nel post-trauma, nel paziente anziano e in tutte le casistiche in cui non posso stressare le articolazioni con pesi eccessivi, ma è necessario un rinforzo muscolare.

Benefici: miglioramento della forza, aumento della massa muscolare, prevenzione dell’atrofia muscolare, analgesia (riduzione del dolore), nuova vascolarizzazione a livello locale, miglioramento della densità minerale ossea e riduzione del rischio cardiovascolare.

L’utilizzo viene valutato in seguito ad un colloquio anamnestico, in cui si valuta soprattutto il rischio cardiovascolare della persona, per questo motivo va utilizzato da un professionista sanitario preparato all’utilizzo della strumentazione.

Patterson et al. 2019, Takarada, 2000, Scott et al. 2015

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